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Questo Amarone non s'ha da bere...giovane!

Acino Parlante

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10/02/2010

E' proprio vero! Gli Amaroni della famiglia Tommasi non s'hanno da bere troppo giovani! Ho avuto il privilegio di poter tenere una verticale di Amarone della Valpolicella Classico assieme a Giancarlo Tommasi, enologo e giovane trascinatore di questa storica cantina arusnate.
 
A dire la verità uno dei nove...si perché tanti sono i cugini che sono al volante di questa limousine. Cantina storica dunque, profondamente legata ai valori di famiglia, di storia, tradizione enologica della valpolicella. Soprattutto sostanzialmente compenetrata con il suo territorio d'origine di cui non nasconde gelosia e orgoglio di appartenenza
 
Proprietari di più di 90 ettari di vigne in tutto il territorio veronese è infatti nella Valpolicella a Pedemonte che batte il cuore di Tommasi.
 
Azienda nata ai primi del novecento su un lascito della Contessa di Villa Santa Sofia del Palladio al bisnonno di Giancarlo, oggi è alla quarta generazione, ma la quinta già scalpita...
 
Eppure è un'azienda giovane se si pensa che tutti i nove componenti della generazione attuale sono poco più di trentenni e quarantenni. Insomma una generazione al massimo delle sue potenzialità di crescita e sviluppo aziendale. Un gruppo unito di ragazzi che già dalla metà degli anni novanta aveva le idee chiare e decise di raccogliere l'eredità preziosa di quasi un secolo e traghettare con orgoglio e coraggio l'azienda negli anni 2000.
 
Infatti è proprio dal 1997 in poi che parte l'inarrestabile evoluzione dei Tommasi verso una più ampia e selezionata acquisizione di terreni vocati per le vigne della Valpolicella. Ed ecco i cru della Conca d'Oro e della Groleta sulle colline a circa 350 -- 400 metri dietro il comune di sant'Ambrogio. Poi nello stesso comune ma in pianura, le Prunee, un'affascinante tenuta di grande estensione di viti che si raccolgono attorno ad uno splendido casale di campagna.
 
Ma i Tommasi non si sono fermati qui ma in quegli anni sono stati pionieri in terra toscana e in particolare nella Maremma nel comune di Pitigliano. Li è nata Poggio al Tufo una cantina dove si producono vini da vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon ma anche ottimi autoctoni come il Vermentino e l'Alicante.
 
Oggi è il tempo degli investimenti per l'ampliamento della cantina di Pedemonte. Una nuova sezione importante ospiterà la vinificazione, lo stoccaggio e l'affinamento. Un'opera architettonica monumentale dell'enologia della Valpolicella.
 
Tommasi è una famiglia intraprendente, dinamica, ma sostanzialmente con "i piedi per terra". Per molti motivi ma fondamentalmente per due in modo particolare. Per essere dei grandi proprietari terrieri che amano i propri campi e perciò si definiscono "viticoltori" con l'appeal del mercato. Per la loro semplicità, dettata probabilmente dalla consapevolezza di essere stati scelti dal destino e quindi, fieri di raccogliere e difendere un patrimonio che racconta un secolo di storia vitivinicola veronese, un secolo di sacrifici, di sogni di donne e di uomini.
 
Sono le emozioni che mi ha offerto questo incontro con Giancarlo Tommasi, in perfetta tuta da lavoro e la dolce p.r. Annalisa Armani che oltre alla visita in vigna mi hanno accompagnato a conoscere la storia di questa azienda veronese.

La Degustazione Verticale

Prima di tutto alcune precisazioni sul prodotto. I vigneti da cui provengono le uve sono tutti appartenenti ai cru Conca d'Oro sulla strada che da Sant'Ambrogio di Valpolicella porta a San Giorgio e La Groleta affacciato sul Lago di Garda nell'ultimo lembo a ovest della zona Classica. Sono terreni tufacei con un tappeto superficiale di argilla e scisti non particolarmente spesso. Terreni quindi che mantengono l'umidità delle piante e soprattutto arricchiscono di minerali i succhi delle uve. Sbalzi di temperatura significativi aiutano la maturazione fenolica delle uve e la complessazione aromatica oltre ad incrementare regolarmente la concentrazione zuccherina. Le vigne sono in entrambe i vigneti allevate a guyot e per questo motivo si possono ritenere dei precursori nella zona classica. Il sesto d'impianto porta ad una densità di circa 6000 -- 6500 ceppi per ettaro. Le uve sono quelle tipiche della Valpolicella, Corvina, Corvinone, Rondinella. La poca Molinara rimasta sta per essere sostituita piano piano da Oseleta  e Croatina.

In cantina il vino non vede le barriques. E questo ci  fa capire ancora di più quanto sia veritiero il fatto che si tratta di vini che trovano l'equilibrio sempre più tardi in bottiglia. Quindi botti grandi di rovere di Slavonia di 35 hl e tonon per una durata totale di tre anni. Poi un affinamento di 6 mesi in bottiglia.

Ecco i risultati delle degustazioni delle annate in verticale.

Amarone della Valpolicella Classico DOC 2006

E' il più giovane e pur potendo essere considerato il più precoce a causa di un'annata particolare, presenta una prontezza di beva inusuale. Ben fruttato di ciliegia amarena e prugna non possiede una particolare ampiezza aromatica al palato ma è certamente fresco e dotato di una media persistenza. Non è un vino che potrà offrire al consumatore la speranza di trovarlo ancora bello vivo tra 10 -- 15 anni.

Amarone della Valpolicella Classico DOC 2005

Qui il tannino è più intenso al palato e il carattere del vino è più complesso. Nei profumi dove prevale la prugna matura e in confettura e una spezia di pepe intenso. Allo stesso tempo un palato abbastanza persistente con un bel finale ammandorlato e un buon equilibrio tra il valore alcolico e il valore acido. È un vino che certamente potrà affinare molto bene in bottiglia anche per circa 20 anni. Dotato di spessore e di bella eleganza.

Amarone della Valpolicella Classico DOC 2004

Un grande prodotto! Bell'equilibrio gustativo con una freschezza strutturale che accompagna un alcool e una glicerina che offrono una sensazione vellutata al palato. Buon frutto e buona mineralità che eleva e affina la pulizia e l'eleganza dei profumi. Al palato è ampio e allo stesso tempo persistente con una bella freschezza e una piacevole sapidità. Terziari eleganti.

Amarone della Valpolicella Classico 2003

L'annata si sente tutta. Il tannino è ancora ruvido e non ha trovato ancora una sua rotondità e positiva complessazione. I profumi non sono belli fini come nel 2004. La nota di cottura nella frutta è ancora evidente. Piace però il suo corpo e lo spessore. Buona persistenza anche se tende a prevalere un fondo amarognolo con un alcool marcante.

Amarone della Valpolicella Classico 2000

Ecco l'equilibrio. Ecco il raggiungimento di un connubio perfetto tra massa, struttura e spessore del vino. Qui i profumi sono complessi, eleganti e inizia a emergere il carattere minerale delle terre bianche calcaree dei vigneti d'adozione. Frutto già maturo, tendente alla ciliegia durona in confettura, alla prugna, al dattero e il fico. Belle nuance di liquirizia e di mentuccia selvatica lo rendono particolarmente balsamico. Rotondo con un finale delicatamente ammandorlato. 

 

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