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Il Prosecco in Friuli? Velleità di una regione in crisi di idee

Ma sarà proprio vero che i friulani sono così contenti di piantare Prosecco?

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02/08/2013

Ma sarà proprio vero che i friulani sono così contenti di piantare Prosecco?
 
Da un incontro che si è svolto durante Ein Prosit a Tarvisio sembra proprio di no! È quanto è emerso al termine di una bellissima degustazione di bollicine friulane di Ribolla Gialla e Schioppettino (Ribolla Nera). Della degustazione parlerò nella sezione di questo sito Tasting Emotions. Qui mi vorrei soffermare invece sull'imbarazzante ma quanto mai opportuno sfogo di alcuni grandi produttori friulani sull'"affaire" Prosecco. Il Cavaliere Collavini, Giovanni Puiatti, Adriano Gigante, Marco Primosic, Nicola Pittini, Edi Kante. Nomi storici, alcuni debuttanti altri rivoluzionari dell'enologia friulana.
 
Ebbene la maggior parte di loro concorda sul fatto che piantare Prosecco in Friuli non sarà un affare positivo per l'immagine giuliana. Soprattutto Puiatti si scaglia contro quella decisione e in maniera anche particolarmente feroce. Non ritiene che sarà la scappatoia Prosecco a valorizzare il vigneto friulano. In un certo senso invece si tratta di una perdita di identità molto forte. Ma il paese di Prosecco non è triestino? Forse piano piano ci si rende conto in Friuli che la scelta non è un recupero della storia vitivinicola giuliana ma un cinico escamotage per salire a piè pari sul treno del vincitore del mercato enologico internazionale.
 
In effetti che senso ha riscoprire la Ribolla Gialla spumantizzata quando tra qualche anno saranno le bollicine del Prosecco a farla da padrone anche in Friuli? Insomma quell'uva Prosecco tanto derisa dai confinanti giuliani tutt'un tratto diventa motivo storico inequivocabile su cui impostare l'economia di territori e genti? Ma tutto questo è credibile?
 
Durante l'incontro si è parlato anche della debolezza dell'immagine dei vini friulani non solo in Italia ma anche all'estero. Forse si pensa di rivalutare quell'immagine diventando improvvisamente la patria del Prosecco? Ma a proposito dove sarà piantato il Prosecco: sulle colline del Carso o sulle pianure alluvionale delle Grave? Insomma quale sarà il territorio più idoneo all'impianto di barbatelle? Da quanto sta succedendo sembra che le Grave saranno l'Eldorado del nuovo prosecco giuliano. Nicola Pittini, enologo emergente friulano e titolare dell'azienda Borgo delle Oche a Valvasone nel cuore della DOC Grave, ha pubblicamente affermato che i suoi confinanti hanno trattato le vigne con l'uva in maturazione, con del diserbante che le ha completamente rinsecchite e fatte morire. Poi le hanno spiantate e in pochissimi giorni la terra era nuovamente predisposta all'impianto di migliaia di barbatelle di Prosecco. Già piantate logicamente! Ma questo sembra essere un metodo in voga ultimamente da quelle parti.
 
Personalmente mi sono permesso di intervenire alla fine del dibattito affermando quanto segue.
Innanzitutto il risveglio del Prosecco in Friuli è davvero un "colpo basso" ai vignaioli veneti. Non tanto per un discorso di paternità che a mio avviso lascia il tempo che trova e alla fine ci porta a fare della retorica antropologica del vigneto antico giuliano -- veneto. Soprattutto perché tutto è stato così improvviso, calcolato, tempistico e ottimamente sponsorizzato. Non è quindi una questione di campanile. Qui è soprattutto una questione di forma. Se tale decisione fosse stata fatta dieci anni fa avrebbe avuto molto più senso e avrebbe raccolto consensi per il recupero di un valore territoriale andato perduto. Ma avrebbe avuto anche il significato di un recupero storico e avrebbe messo in evidenza la tradizionale intransigenza giuliana verso le proprie origini e le proprie tradizioni. Po si viene a scoprire che uno degli sponsor più interessati alla nuova DOC interregionale Prosecco è un veneto che ha molto ettari proprio nelle Grave e come si dice da noi "casca il palco"!
 
Questo "affaire Prosecco" mostra il fianco della Regione Friuli. Mostra tutte le sue debolezze e la sua incapacità di rinnovamento imprenditoriale vitivinicolo. Mostra inoltre stanchezza di idee e voglia di omologazione con una storia che non esiste e che si sta cercando in tutti i modi di far credere concreta. Con questa scelta si lascia lo storico vigneto giuliano nelle mani di grandi imprenditori e industriali del vino che non sposano il territorio ma lo stuprano per ottenere profitti veloci e sistemici.
 
La prepotenza con cui i friulani inoltre si stanno accaparrando della storia di questo vitigno è inoltre imbarazzante! I vignaioli del Carso hanno firmato un documento che contrasta il testo di costituzione della DOC interregionale perché non si è tenuto il paese di Prosecco come base operativa del Consorzio che invece rimane a Valdobbiadene. Inoltre si contesta al Ministro Zaia di aver dato la possibilità alle nuove aree di poter piantare Prosecco e chiamare Prosecco il vino senza però alcun tipo di sovvenzionamento economico per la comunicazione e la promozione del progetto. Francamente un altro segnale che quanto accaduto ha trovato addirittura impreparati gli stessi viticoltori friulani. Per forza questa DOC non è stata chiesta e fatta per loro...ma per quelli che non hanno necessità di finanziamenti per supportare le loro campagne promozionali sui nuovi prodotti!
 
Giovanni Puiatti ha affermato che ora finalmente si da l'opportunità a Conegliano e Valdobbiadene di avere la sua DOCG e ammettere la qualità superiore rispetto ai futuri prossimi prosecchi giuliani. Diventeranno dunque questi sinonimo di prosecchini? Franco Adami, presidente del Consorzio Prosecco Conegliano e Valdobbiadene, afferma che il problema sarà quello di vendere tutto il Prosecco che ci sarà da qui a 5 anni quando tutte le vigne saranno a regime produttivo incessante. La storia non si inventa per fare mercato! Anche Paolo Bisol titolare della Ruggeri afferma che quanto sta succedendo è un'occasione importante per fare chiarezza tra chi produce il Prosecco storico di qualità e chi invece produrrà prosecco senz'anima. Bollicine da spritz...
 
Personalmente credo quindi che se la nuova DOCG saprà comunicare bene il suo valore anche all'estero ci potrà essere un consolidamento dei prezzi per questa tipologia e un arretramento costante invece per tutto il resto della DOC. D'altra parte un rischio effettivo c'è e riguarda tutti! Che l'immagine del Prosecco decada e succeda tra qualche anno quello che è successo nello Champagne dove l'allargamento dell'AOC non ha avuto i risultati sperati di incrementare le vendite.
 
Per finire come ne verrà fuori il vigneto friulano? L'omologazione non gli farà bene senz'altro e la ricerca spasmodica di un imprimatur sulla paternità del  Prosecco sta facendo sorridere i più... Ha ragione Franco Adami, la storia non si inventa!
 
Il valore aggiunto del sistema vitivinicolo friulano è sempre stato la sua eterogeneità interpretativa, la creatività di uomini che hanno saputo portare il territorio nel bicchiere. Puristi dell'autoctono e innovatori dell'internazionale. Lì si producono i più grandi vini bianchi del mondo, alcuni dotati di una personalità che possono essere paragonati ai renani o alsaziani. C'era da tendere verso questi punti di forza e di qualità.
 
La sirena Prosecco ha fatto bene il suo lavoro anche qui in Friuli. Vedremo quanti si lasceranno incantare dal dolce tintinnio della moneta facile.

 

 

 

Bernardo Pasquali

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