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Passaggio in Franciacorta di Paolo Ianna

Paolo Ianna è un amico e un grande comunicatore nel mondo del vino. Dopo il festival del Franciacorta gli abbiamo chiesto di dedicarci un report di questa sua esperienza appassionata.

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07/10/2013

 

Devo ammetterlo, la Franciacorta è una zona che mi piace sempre rivedere e che puntualmente riesce ad emozionarmi .

Le ville, i vigneti, le aziende vinicole, anzi spumantistiche, poiché il vino che rappresenta questa ricca area a ridosso del lago d’Iseo, è il Franciacorta, ottenuto da uve Chardonnay e Pinot Nero da sole o in uvaggio, oppure più di rado con  un saldo di Pinot Bianco attraverso il Metodo Classico, ossia lo stesso metodo con il quale avviene la rifermentazione in bottiglia per lo Champagne.

Le ville sono state residenze nobiliari o di facoltosi  benestanti e rappresentano un  meraviglioso esempio di armonia architettonica. Sovente allo stile neoclassico dell'esterno si unisce l'eclettismo degli interni, dove troviamo ampi saloni riccamente affrescati e numerose salette a tema. Ti fanno respirare un passato suggestivo in cui il buongusto era sempre una dei requisiti più ricercati.

Molte di queste, sono oggi le sedi di importanti case spumantistiche e vistarle o esservi invitati  rappresenta sempre un piacevole avvenimento.

Ettari e ettari di vigneti fanno da cornice alle strade che collegano i 21 comuni che compongono la Franciacorta dello spumante. Le testimonianze di Plinio, Columella e di altri personaggi del passato confermano la coltivazione della vite, in questi luoghi, fin dai loro tempi. I filari sono di diverse forme, si va dalla pergola al Sylvoz, al Guyot medio e allo stesso Guyot molto basso. Alcuni sono molto curati, altri lo sono… molto poco.

E adesso il vino…Come in ogni vocata zona vinicola ci sono i fuoriclasse che sanno farci trovare indimenticabili emozioni nelle loro bottiglie che resteranno a lungo tra i nostri desideri e altri che si accontentano di confezionare delle versioni a malapena “accettabili” e sbarcare sul mercato, supportati da ben organizzate agenzie di rappresentanza, in cerca di riscontri economici. Le “dominanti” versioni più in voga sono il Brut, il Satén, il Pas Dosé o Nature e il Rosé. Si vorrebbe ritrovare nel Pas Dosé la vera anima del produttore, ma ahinoi, in questa tipologia ho trovato versioni capaci di stupire e altre, in cui le lacune delle annate non adatte emergevano crudelmente ad affossare l’assaggio. Il Satén esprime quasi sempre una femminilità che lo arma di fascino e seduzione.

Il Brut è a parer mio, il vero cavallo di razza se creato dai fuoriclasse già sopra citati o il cavallo da soma se prodotto con il solo orientamento commerciale. La versione Rosè sembra abbia bisogno di enologi piuttosto competenti, il Pino Nero che ne compone una parte o la totalità non è materia alla portata di chiunque e negli assaggi comparativi le valutazioni sono molto distanti tra di loro. Per passione, per curiosità e per mestiere assaggio “bollicine” (… ops… termine non amato dai franciacortini) di ogni provenienza e nonostante in qualche riga più in alto, esprima qualche critica su prodotti talmente mediocri da mettere in pericolo la dignità ed il prestigio della denominazione, il Franciacorta rimane un solidissimo punto di riferimento per le versioni di Metodo Classico italiane.

Ringrazio Renato Rovetta che mi ha accompagnato e orientato in questa stupenda, irripetibile esperienza in Franciacorta.

di Paolo Ianna

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