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Ma dove finisce il Valpolicella?

L'Amarone è oggi il vino italiano più copiato al mondo. Perché è buono! Ma se il consumatore si stancasse di pagare x per un vino che potrebbe trovare a x/quarti? 

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24/02/2012

Ci sono due cose che la settimana scorsa mi hanno fatto riflettere sul nostro mondo del vino veronese. Una foto mandata da un produttore che testimoniava di un Amarone in promozione per una quindicina di giorni in una grande catena all'ingrosso. Poi un'altra produttrice mi ha inviato un articolo comparso sul Corriere della Sera di domenica scorsa dove si parlava appunto di prezzo giusto per l'Amarone con una mappa della zona quantomai sbalorditiva. Una Valpolicella che partiva da Sant'Ambrogio e finiva a Negrar con sotto scritto: "La mappa della Valpolicella". Insomma un po' di confusione da parte dell'autrice dell'articolo che ho riportato qui in pdf.

7,95 € può essere il prezzo giusto per un Amarone di qualità? Sinceramente NO! Dai non scherziamo...Allora capisco che ci siano operazioni al ribasso con scontistiche forti da parte di chi vende ma insomma cosa c'era in quella bottiglia? Chissà forse un Ripasso mascherato da Amarone? Oddio non che andasse meglio per un Barolo segnalato a 5,79 € o un Chianti Classico addirittura riserva a 2,99 €. Ben tre DOCG, l'eccellenza italiana di cui dovremmo andare fieri al prezzo di qualche bevanda con le bollicine decantate dal Vasco nazionale. Bene cosa si può fare? Se da una parte nasce la rabbia per chi ama un territorio e conosce i sacrifici di tanti suoi produttori, dall'altra cresce la consapevolezza che oggi più che mai, in situazioni di crisi, emergono i furbacchioni, quelli che riescono a svendere un territorio per far cassetta, alla faccia di famiglie, artisti e artigiani del vino. L'Amarone è oggi il vino italiano più copiato al mondo. Perché è buono! Ma se il consumatore si stancasse di pagare x per un vino che potrebbe trovare a x/quarti? Ebbene non è che lezioni di questo genere non abbiano già colpito l'economia veronese. Il Soave sta faticando a ritrovarsi da una politica per troppo tempo svalutativa nei prezzi soprattutto all'estero. Sapete i bottiglioni da due litri, quelli con l'anello a forma di fusto? Visti nei supermercati di Palo Alto e San Josè! Ma se andiamo avanti così non creda la Valpolicella di non rischiare. Anche perché le sirene e gli invidiosi in giro sono molti...anzi crescono ogni giorno sempre più! E' il mercato bellezza!

La cosa che più lascia frastornati è che chi scrive di vino non sappia ancora dove si produca il Valpolicella. O, meglio cosa significhi il termine "classica" e il suo valore geografico. L'articolo del Corriere ne è un esempio. Ma anche qui una considerazione. Siccome sono sicuro che la mappa della Valpolicella, come c'è scritto sopra, non sia stata fornita dalle Famiglie dell'Amarone d'Arte, come è arrivata sul primo quotidiano d'Italia? È come se quando si parla di Borgogna si dimenticasse la Cote Chalonnaise o lo Chablis. In Francia un errore del genere metterebbe alla gogna l'autore, il quale probabilmente, dovrebbe darsi alla cronaca... o tornarci! Qui in Italia invece sarà sfuggito ai più, non solo qualcuno di voi mi dirà...eh che precisino! Bene andate a dirlo a Maddalena Pasqua della Musella o a Tenuta Sant'Antonio tra l'altro delle stesse Famiglie dell'Amarone d'Arte. Ditegli che insomma dai sono perfezionismi. Quanto fatto dal Consorzio quest'anno è stato molto utile in anteprima. La suddivisione delle cantine in base ai territori è più che sacrosanta. Bene si faccia di più da parte di tutti! Non vi rendete conto che perdere di vista il territorio serve solamente a rafforzare i furbacchioni dei 7,95€? Se il territorio non viene comunicato per quello che è, nella sua straordinaria etrogenenità com'è quello che racchiude il vino Valpolicella, ebbene si fa il gioco di chi lo considera solo una merce di scambio. Ma la terra e i suoi vignaioli non potranno mai essere tale. L'impegno quindi deve essere di tutti, non solo i produttori e chi li rappresenta nel Consorzio o in altre strutture più ristrette, deve essere tale anche da parte di chi lo vende e lo propone. Perché alla fine quell'Amarone che lo riroviamo negli scaffali dei discount e anche di qualche ristorante.

La battaglia delle Famiglie dell'Amarone sul prezzo giusto èpiù che condivisibile. La loro comunicazione a volte supponente è certamente servita a scatenare grandi discussioni e riflessioni. Ora si fanno paladini della Valpolicella giardino (per quel che ne resta) e anche qui il progetto è valevole e si affianca ad altri gruppi che si stanno sviluppando per quanto riguarda la gestione dei vigneti con sistemi a bassa invasività dei trattamenti e conservazione della qualità della vita e dell'ambiente. Ora però si facciano anche paladini dell'ampelografia della Valpolicella. C'è già una Valpolicella non geografica che è giardino ancora vivente. Le valli di Marcellise, Mezzane, Illasi e Cazzano. E basta parlare di allargata. È un termine che sminuisce un territorio prima che un vino. Non ne abbiamo bisogno e il consumatore non si accontenta più di un aggettivo. Per  il professor Francesco Quintarelli, il vero fallimento della Valpolicella è stato l'allargamento del '68. Io sono convinto che se si è arrivati dove si è oggi è solo grazie a quel giovane territorio che deve ancora offrire molto e ha già dimostrato di avere uomini talentuosi, nonché rockstar che hanno imposto il nome Amarone nel mondo. Insomma non vorrei mai che quella mappa del Corriere risentisse di atavici sentiments che sono duri a morire. Come ho detto prima credo si sia trattato di un errore della testata. Al contrario il rischio di creare confusione è forte; l'altra grande cosa che fa più male oggi al nostro vigneto veronese.

 


 

Bernardo Pasquali

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