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Amarone 2007 le prime impressioni

Acino Parlante

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30/01/2011

È l'ultimo anno di Luca Sartori alla guida del Consorzio della Valpolicella. Lo ha dichiarato durante la presentazione del millesimo 2007 sabato 29 gennaio all'auditorium di Veronafiere. In questi tre anni di mandato si sono susseguiti molteplicie avvenimenti. Lui stesso afferma che sono stati tanti e imprevedibili. Oltretutto di difficile interpretazione e soluzione. Ma alla fine le strategie messe in atto danno ragione al presidente!

Con l'annata 2007 il numero di bottiglie prodotte passa dai 9.000.000 circa del millesimo precedente ai 12.800.000. Un incremento che testimonia di quale forza di penetrazione del mercato abbia l'Amarone oggi. Ma è anche un dato che non convince Luca Sartori e che gli lascia un po' l'amaro in bocca, in quanto crede che questo trend eccessivo non faccia bene al mantenimento delle posizioni di prezzo fino ad ora conseguite. Dopotutto molte altre denominazioni lo hanno insegnato. Quindi affinchè si possa sorridere il più a lungo possibile è opportuno che chi lo succederà abbia la forza di azioni rigide di controllo delle produzioni  per non svalutare il prodotto.

L'Amarone ha concluso Luca Sartori è certamente un prodotto di moda, ma è anche uno stile di vita. Pertanto per consolidare questo successo da ora in poi si deve in tutti i modi cercare di legarlo in maniera inequivocabile al territorio. E il territorio della Valpolicella è molto ampio e variegato.

Le vendite di Amarone quest'anno dai dati aggiornati del Consorzio affermano che, se l'export italiano di vino ha raggiunto quota + 13 -- 14 %, quello per l'Amarone ha ottenuto valori lusinghieri di + 40%. La fascetta di Stato della DOCG ha sicuramente aiutato l'affermazione di un'immagine più rassicurante per un vino che è tra i più emulati del mondo.

Ma il millesimo 2007 come è stato?

Dai dati agronomici ed enologici del Consorzio si evince che tutte le operazioni nel vigneto e in cantina sono state anticipate almeno di 15 giorni. In effetti il caldo che ha coinvolto il territorio della Valpolicella è stato precoce primaverile e poi si è mantenuto per tutta l'estate. Il fatto comunque che non si sia concentrato in poche settimane ha comunque impedito la "cottura" degli acini e la perdita antocianica del colore e aromatica dei profumi come era avvenuto in un'altra annata caldissima come il 2003. Il tempo dell'appassimento ha mantenuto dei valori di umidità tali da fare un uso estremamente moderato della ventilazione forzata, lasciando molto più spazio alla disidratazione naturale mediata dalle correnti d'aria delle vallate.

Le caratteristiche organolettiche che sono emerse dalla degustazione dei 66 campioni presenti all'anteprima hanno evidenziato un orientamento da parte dei produttori a valorizzare sempre più il territorio e rispettarne le caratterialità nel vino. Meno forzature da affinamento. Un maggiore uso di legni grandi, botte e tonon. Il rispetto della naturalezza dei colori senza la ricerca spasmodica di rubini impenetrabili e poco tipici. Una netta distinzione delle varie zone di produzione. Un traguardo questo che si sta affermenado sempre più e che rappresenta la vera sfida dei produttori della Valpolicella. Riuscire a identificare l'Amarone secondo madre terra. Un valore che sembrava quasi impossibile fino a qualche anno fa.

Che siano degli amaroni con caratteristiche di longevità? Dai valori di pH un po' più elevati e di acidità nella norma si potrebbe affermare che i vini sono certamente più pronti ma che non subiranno affinamenti pregevoli in tempi molto prolungati. Si è evidenziata poi una pulizia più omogenea e una tensione del frutto sempre più croccante. Si distingue nettamente la Valpolicella Classica dove predominano le sensazioni fruttate della ciliegia croccante e dove alcune aziende tendono a scaricare ulteriormente da un punto di vista strutturale i vini. Ottime acidità nella vallata Valpantena tipicamente fredda. Struttura e potenza in quasi tutti i vini della Valpolicella est da Marcellise a Montecchia di Crosara. Ancora una volta Mezzane ed Illasi diventano cru nel bicchiere e rimandano a sensazioni di potenza strutturale ma anche di buone freschezze e sapidità con elementi minerali di grande fascino.

Tra i vini che hanno trovato in questo momento della loro vita maggiore valore intendiamo segnalare su tutti il Campo dei Gigli di Tentuta Sant'Antonio. Bella esaltazione del frutto e della spezia. La classica sensazione minerale di esaltazione della componente floreale con una delicatissima violetta e rosa purpurea. Piacevolissimo al palato con una netta ciliegia croccante su una spezia nera di pepe misto a chiodi di garofano. Un vino già in bottiglia che ha lasciato già ora una bella emozione gustativa.

Da segnalare poi la buona performance dell'Amarone Campo Masua di Venturini, un campione da botte con un nerbo acido importante e una bella componente di frutto denso e caldo.

Cecilia Beretta propone un Amarone da botte con una buona freschezza ed un frutto emergente, vivo e croccante.

Stefano Accordini con il suo Acinatico riesce a esprimere un frutto denso ma una freschezza molto accentuata che riesce a riequilibrare un tannino ancora deciso e avvolgente. (Bottiglia)

Zeni propone un Amarone Vigne Alte con un frutto acceso e una struttura non troppo importante. Ma con una buona bevibilità d'insieme e una fragranza che accentua la piacevolezza. (Bottiglia).

Più secco del solito il Roccolo Grassi di Marco Sartori. Meglio così! Ne riduce la sensazione avvolgente della glicerina che rimane importante. Mantiene una bella concentrazione del frutto con sensazioni ancora determinanti dei legni. Il tutto in un'intrigante sospensione di elementi di morbidezza e graffiante giovinezza dei tannini. (Bottiglia).

Buono l'Amarone di Recchia. Il Cà Bertoldi raggiunge un già significativo equilibrio tra le parti morbide e dure ma soprattutto espone una bella sensazione di ciliegia croccante. Una buona sinergia territoriale e identificazione stilistica. (Botte).

Le Guaite di Giulietta Dal Bosco rimane un Amarone della zona di Mezzane con un'anima potente di frutto e spezia. Un vino però che aggiunge una maggiore finezza ed eleganza ed un tannino meno aggressivo dei millesimi fin qui conosciuti. (Botte.)

Villa Canestrari cerca di dare valore al frutto senza esagerare con la complessità strutturale. Rimane infatti un vino con una bella agilità al palato, un tannino precoce ma elegante e una componente glicerica contenuta. (Botte.)

Corte Campagnola offre una bella versione classica dell'Amarone. Nettezza e fragranza del frutto tipicamente rosso di ciliegia amarena. Buona mineralità e tannino calibrato. Da tenere in considerazione per quel che riguarda l'affinamento in bottiglia. (Bottiglia.)

Buona la versione di Villa Rizzardi di Guerrieri Rizzardicon un frutto croccante e una bella freschezza anche se in questo momento si coglie una morbidezza ancora evidente. (Botte.)

Elegante e sottile al naso il frutto e la spezia dell'Amarone della Cantina di Negrar. Una bella espressione che tende all'equilibrio gustativo. (Bottiglia.)

Zenato dopo un millesimo 2006 importante che ha ottenuto consensi unanimi dalla critica presenta una versione molto elegante con già una bella densità del frutto e una sua viva croccantezza. Spezia delicata con una certa morbidezza glicerica. (Botte.)

Segnaliamo anche il Campo Leon di Latium. È un campione da botte che adesso evidenzia tutta la scompostezza di un prodotto pensato di grande potenza strutturale e di forte valore fruttato. Sarà un vino da risentire più avanti e dopo un lungo affinamento in bottiglia perché ha tutte le caratteristiche per diventare un grande prodotto. (Botte).

Il Cà Coato di Antolini sta superando lo storico Moropio? Negrar farà ombra a Marano di Valpolicella? Più si degusta il nuovo Amarone Cà Coato e più si capisce il grande valore di questo nuovo vigneto a guyot. Una sfida vinta dei fratelli Antolini. Anche in questo millesimo c'è già una bella forza del frutto e della spezia legate tra loro da elementi di morbide sensazioni vellutate di affinamento. (Bottiglia).

Benedetti Corte Antica passa alla botte grande...e si sente! Cerca la marasca...e si sente! Cerca il proprio territorio e lo fa con coraggio questo giovane produttore. Un Amarone di ottima bevibilità con la freschezza e  le scompostezze della giovanile esuberanza del tannino. (Botte).

Cà la Bionda con il suo Vigneti di Ravazzol presenta un altro prodotto che darà buone soddisfazioni sensoriali. Profondo nel frutto e nella spezia. Ancora un po' morbido ma con una bella freschezza e una decisa persistenza. (Bottiglia).

Novaia è sempre più Marano di Valpolicella con la sua ciliegia inconfondibile! Bravo Marcello Vaona che sa interpretare con eleganza e nettezza il proprio territorio. Esso emerge inequivocabilmente e rinnova una piacevole bevibilità che ancora si scontra con un tannino precoce. (Botte).

Il Monte Sant'Urbano di Speri fa emergere in maniera spiccata una spezia nera intrigante che si abbina ad un buon valore minerale leggermente grafitico. Fruttato ma altrettanto speziato. Con una bella corrispondenza gusto olfattiva. (Bottiglia).

Recchia convince ancora con Masua di Jago. Il giovane enologo di famiglia è tornato e sembra fare sul serio! Anche qui una netta piacevolezza del frutto e una buona interpretazione del territorio sopra Negrar.(Bottiglia).

Tommasi con il suo Amarone consolida il valore della botte in questo vino. Oggi si sente un vincente con la sua scelta dei legni grandi che fino a ieri era considerata  "old style". Oggi lo seguono in molti. Tommasi in questo millesimo aggiunge finezza e compostezza del frutto che perde certe caratteristiche ammandorlate dei millesimi precendenti e rimane molto più netto e speziato. (Bottiglia).

Cecilia Beretta rimane un Amarone elegante nel frutto e nella spezia. Buona freschezza e ideoneità all'affinamento. (Botte).

Bertani con il suo Valpantena Villa Arvedi mette in risalto la forza della freschezza delle fredde terre di Grezzana. Ma come al solito riesce ad esaltare un buon frutto denso di ciliegia amarena. (Bottiglia).

Si dice che il nuovo Amarone Scarnocchio sarà la vera nuova grande novità di Monte del Frà! Un prodotto che si conquisterà il primato in azienda. Ma come non dare il giusto valore a questo amarone di territorio che è il Lena di Mezzo dalle terre antiche di Fumane. C'è tutto il frutto croccante tipico ma soprattutto un valore di bevibilità che migliorerà sempre più con l'affinarsi del tannino. (Botte).

Da segnalare un nuovo stile emergente tra i produttori: la ricerca di vini meno strutturati e più bevibili. Con l'Aamrone si può fare? Ne vale la pena? Alcuni risultati sembrano confermare in maniera positiva questa tendenza.

Tra tutti ne segnaliamo due. L'Amarone Vajol di Rubinelli che nella sua fruttata sensazione al naso mantiene una agevole freschezza e una delicata spezia che sostiene un corpo non particolarmente significativo ma dotato di una bella persistenza. (Bottiglia).

Poi l'Amarone di Cavalchina. Chi conosce il Valpolicella Superiore potrebbe sembrare stupito da questa collocazione. Eppure è così! Le vigne ancora giovani e una ricerca di bevibilità e frutto hanno prodotto un vino che esalta le freschezze e lo rende meno impegnativo. Mantiene una discreta persistenza ma soprattutto non stanca il palato. (Bottiglia).

Bernardo Pasquali

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