Monte dei Ragni

Più che un produttore un mistico del vino! Zeno Zignoli è terra allo stato puro. E madre terra ha scelto lui! Al termine di una bellissima salita sterrata su per i colli di Fumane nella Valpolicella Classica, si arriva in una antica corte quattrocentesca detta Marega, unica ad avere due torrette, le colombare.
 
Sembrava di essere tornati indietro nel tempo. Tutto mi ricordava  le corti rurali della Lessinia delle contrade di Azzarino a Velo Veronese che frequentavo quand'ero bambino. In un certo senso anche la mia macchina stonava in tale contesto. Di qua e di là piccoli attrezzi per la lavorazione dei campi e la gestione della cantina. Dietro di me una pressa orrizzontale di piccole dimensioni che copriva un portale di legno a cui era appesa una insegna con due assi con sopra scritto Monte dei Ragni. Pensavo allo sfarzo e l'altisonanza di certe cantine da me frequentate e trattenni un sorriso. Come faccio di solito ho iniziato a fantasticare sul significato di quel Monte dei Ragni. E, come al solito, la mia mente correva troppo...semplicemente si trattava del nome dato al colle che da Bure porta a Mazzurega, dove sono piantati i vigneti di proprietà, un tempo della famiglia Ragno.
 
Di Zeno avevo sentito parlare dal suo consulente enologo Fabio Bigolin. E devo dire che ogni volta che ne parlava gli si illuminavano gli occhi. Siccome personalmente credo molto di più alle emozioni che alle parole di circostanza, sono rimasto sempre particolarmente incuriosito di conoscere questo viticoltore. Inoltre dei suoi vini conoscevo l'altissima qualità e, oltretutto, la rara naturalezza. Infine devo ammettere che quando qualcuno mi dice, in veronese, "l'è un tipo strano...", non vedo l'ora di fare la sua conoscenza!
 
Ed eccolo Zeno. Da dietro la pressa si avvicina e mi accoglie con una bella stretta di mano. Dalle mani si capiscono molte cose e quando le stringo cerco sempre di captare dal tatto le prime emozioni. Le mani di Zeno erano segnate dal lavoro e parlavano il linguaggio del vignaiolo più autentico. Dopo una breve panoramica sulla contrada Marega e sulla sua collocazione storica e geografica mi propone una visita dei vigneti sopra la casa oltre la corte. Dopo una breve salita su una stradina tra due mura si apre il vigneto e le prime proprietà dell'aziedna. Sotto un porticato le olive appena arrivate dal campo vengono separate dalle foglie. Zeno ci tiene molto alla qualità del suo olio. Le olive infatti hanno un bellissimo colore violaceo striato di verde. Una maturazione ottimale per un prodotto finale di pregio.
 
Tutto intorno racconta della semplicità e determinazione di quest'uomo. Non pensate a vigneti giardino. Perfettini, quasi immobili! Se si potesse accedere ad un'assonanza letteraria potrei affermare che qui a Monte dei Ragni, il vigneto, più che ad un Piccolo Lord rigido e costretto, assomiglia ad un più libero ed irrequieto Tom Sawyer. Come ama dire Zeno, "la vigna è un essere vivente che ha bisogno di essere educata e non costretta. Ognuna ha un suo carattere, una sua propensione alla foglia o al frutto. Il vigneto è una comunità viva che propone personalità e modi di essere diversi. Io devo conoscere una ad una le mie vigne". Era anche la filosofia che ha sempre accompagnato Giuseppe Quintarelli ed è l'esempio che riporta ogni tanto Zeno nei suoi discorsi.
 
Qui a Monte dei Ragni si pratica Biodinamica. Ma qui è una logica conseguenza di uno statu quo che vige da sempre. La terra è visibilmente viva! Qui la biodiversità, ...come afferma Zeno,  "un parolone che si sono inventati per dare più rilevanza ad una necessità concreta di salvaguardia del territorio e della qualità della vita della vigna", è parte integrante di un modo di essere. La natura è biodiversità e se si rispetta la natura si favorisce la biodiversità. E Zeno ci racconta di tutte le verdure che stanno crescendo tra le vigne. Ci parla del valore del sovescio e della elaborazione di un metodo innovativo per renderlo ancora più efficace e resistente. In pratica con una betoniera "glassa" il seme con dell'argilla. Cioè lo riveste di uno strato rigido che ne favorirà una maggiore resistenza nel terreno e una migliore incubazione. Il tutto per favorire la crescita futura della pianta.
 
Le vigne sono per la maggior parte a spalliera con una densità di circa 5000 ceppi per ettaro. La bravura di Zeno sta nel trovare l'equilibrio tra la capacità produttiva di ogni singola pianta e la sua effettiva produzione. "Bepi Quintarelli diceva che la pianta bisogna prenderla per il tronco e stringerla forte per capirne potenzialità produttive e resa ottimale!". Capisco dunque che qui da Zeno la classica domanda "qual è la resa ettaro?" è semplicemente superata. L'unica cosa che capisco è che qui di grappoli ne crescono ben pochi!
 
Camminare tra le vigne con Zeno è un'esperienza di vita, non solo di viticoltore! L'amore per la natura e la riconoscenza per madre terra è sublime ed emozionante. Mi fa riflettere sul senso dell'essere viventi e del rispetto che ognuno di noi dovrebbe avere sempre di più verso tutto ciò che scaturisce da essa. Mai come in questo caso vale il detto "tornare con i piedi per terra!".  Sono molte le specie di viti autoctone andate disperse dalla viticoltura massale moderna, che qui invece trovano ancora motivo di esistere. Zeno possiede una culla ampelografica delle vigne antiche della Valpolicella.
 
La sua preoccupazione è rivolta al futuro. "Io sono fortunato perché tutta la proprietà e i vigneti sono riparati dal bosco. Questa barriera naturale mi salva dalle derive dei prodotti antiparassitari provenienti dai vigneti più vicini". Poi mi ha colpito la sua espressione, "l'uomo vuole vincere la battaglia contro gli insetti. Si ostina a farlo ma non sa che è tutto tempo perso. La vita vince sempre e gli insetti riusciranno a trovare forme di resistenza a tali trattamenti. Allora l'uomo sarà costretto ad aumentarne la violenza. Ma il risultato è quello che stiamo osservando un po' tutti...la sterilizzazione dei terreni! L'annientamento della vita impoverisce le facoltà della vigna!".
 


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