Dietro un grande vino c'è sempre... una grande donna!

Fare la mamma e dirigere un'azienda vinicola? Gaia Cerrito della Tenuta Pietramora di Colle Fagiano ci dimostra come questo sia possibile con sacrificio e passione.


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21/02/2018

“Ho avuto quattro figlie in tre anni. Oggi Elena ha 5 anni appena compiuti, Leda in Aprile compie 4 anni. Aura e Perla, le gemelline, hanno 19 mesi e da due mesi circa, saltano la poppata notturna così riesco a dormire sei ore consecutive. La mia sveglia è alle sei e mezza ogni mattina. Mi alzo, faccio colazione, mi vesto, preparo i biberon, porto le bimbe alla materna e al nido. Alle nove arrivo in azienda. Alle 16 sono a casa con le mie figlie e tento di dedicarmi completamente a loro. Metto il cellulare in modalità silenziosa ma a volte non basta, ogni tanto mi sfugge un'occhiata alla lista delle chiamate perse e c'è sempre la chiamata urgente da fare! Difficile cercare di mediare con l'importatore dicendo che richiamerai domattina appena sarai in ufficio perché il mondo, fuori dalle quattro mura di casa mia, corre, e se rallenti sei fuori dal giro per cui ho imparato a cambiare pannolini col cellulare all'orecchio. La sera le metto a letto presto, con i libri e le carezze, e non nascondo che spesso crollo con loro, sfinita. Mi riprendo dopo un po', verso le nove o le dieci, e mi metto al computer un paio d'ore a lavorare mentre la cena di domani è sul fuoco, perché so già che non avrò il tempo di prepararla al rientro dall'ufficio il giorno dopo.

Ho lavorato tutti i giorni fino a 8 mesi di gravidanza, e, dopo ogni parto, sono rientrata in ufficio quando le bimbe avevano solo 2 mesi, rinunciando per necessità all'allattamento al seno, impossibile da conciliare con un'azienda vitivinicola. Ho seguito la vendemmia col pancione, dando le direttive con mio padre sotto il caldo afoso, ho aspettato corrieri in ritardo per spedizioni con la tramontana che tagliava la testa, ho sempre guidato e viaggiato in tutto il mondo fino al limite del tempo legale per il volo. Sai perché? Perché io non ho un'azienda agricola, io sono un'azienda agricola. Devo dare un volto a quello che produco”. Gaia Cerrito mi descrive così la sua storia. Non è dotata di superpoteri, è semplicemente una mamma che lavora.

Io resto perplessa e per togliermi ogni dubbio cerco di sporgermi dal banco di assaggio dei vini di Tenuta Pietramora per vedere se qualche brandello del costume di Wonder Woman si intravede sotto l'elegante tailleur nero che Gaia indossa.

Sono a Firenze, alla Fortezza da Basso durante l'anteprima 2018 organizzata dal Consorzio Tutela Morellino di Scansano.  Annoto la data - 11 Febbraio - nel mio taccuino di degustazione mentre Gaia mi versa i suoi 3 vini D.O.C.G. e inizia a spiegarmi: “Iniziamo con il GERMILE e il BRUMAIO (prodotto da uve selezionate), entrambi sono vinificati in purezza, sangiovese 100%, questi fanno solo acciaio e poi ti faccio assaggiare il PIETRAMORA dove c'è un 15% di merlot che invecchia in tonneaux”. Io annuisco ma non ascolto, bevo un sorso, sto ancora pensando a come questa donna riesca a conciliare la sua vita di mamma, moglie e dirigente di un'azienda vitivinicola. Le domando: “Ma con 4 bimbe, un marito e un'azienda da mandare avanti come trovi il tempo per te?” Lei mi guarda, sorride, capisce che non mi sto concentrando sul bouquet di profumi di frutta e fiori rossi del suo vino né sul suo gusto deciso e ruvido e mi risponde tirando fuori da una busta tre pezzi di carta con dei disegni sopra. “Ecco, io dipingo. Mi sono laureata in pittura all'accademia di belle arti di Napoli nel 2004. La pittura è una parte importante di me. Ho realizzato a mano questi bozzetti, con acquerello su carta e presto diventeranno le nuove etichette dei miei 3 vini. Ti piacciono?".
Finalmente! Occupandomi principalmente di marketing sono contenta di vedere che in molti si stanno accorgendo della necessità di cambiamento dell'immagine del vino italiano nel mondo. Occorre dare messaggi nuovi ad una clientela nuova e diversa rispetto al passato. Bisogna raccontare il vino con ogni mezzo e l'etichetta è sicuramente un aspetto importante di comunicazione spesso purtroppo trascurato dalle piccole aziende produttrici italiane.

E brava Gaia! Le sue figlie sono la sua linfa, la sfiancano e la ricaricano allo stesso tempo. Domani lascerà loro un'azienda con delle spalle forti, un'opportunità e la bellezza di potere lavorare nel cuore della Maremma guardando a nord le pendici del Monte Amiata e a sud-ovest il mare dell'Argentario.

Quando Gaia tornerà a casa stasera dovrà partire per un altro viaggio di lavoro. Mi dice che Elena, la più grande, quando la vede preparare la valigia è curiosa di sapere dove andrà, cosa farà e la ascolta con interesse. Vuole soprattutto sapere se il viaggio sarà in aereo o in macchina. Il mezzo di trasporto è per le sue bimbe un parametro della distanza e del tempo che la mamma starà fuori casa; dire che partirà in aereo è un brutto colpo per le piccole Elena e Leda e spesso Gaia è costretta a mentire per non farle piangere.

Leda, più piccina, reclama: “Mamma! Non voglio che vai via!” Elena risponde: “Non preoccuparti Leda, mamma non prende l'aereo, va in macchina, quindi torna presto!”

Monica Maretti

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