Vietnam. La nuova frontiera del vino italiano.

Il Paese con il maggior tasso di crescita della regione asiatica rappresenta una nuova frontiera per il comparto enologico italiano.


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25/09/2016

Il Vietnam è un paese di 90 milioni di abitanti, con una scolarizzazione del 90% ed un Pil che supera il 6,8%, supportato da un tasso di inflazione molto basso. Abbiamo il lusso di crescere, come lo aveva l’Italia negli anni Sessanta” afferma Pham Hoang Hai, segretario generale della Camera di Commercio Italiana in Vietnam, che ho avuto il piacere di incontrare durante un suo viaggio promozionale in Italia. I dati sembrano confermare le sue parole. Il 60% della popolazione si trova in età lavorativa e si stima che entro il 2020 il paese godrà della classe media più ampia di tutto il sud est asiatico. L’import del paese si assesta sui 165 miliardi di dollari, ma attualmente il valore del mercato del vino vale solo 80 milioni di dollari al netto delle tasse. Il margine di crescita è molto elevato, considerando anche il fatto che, grazie all’accordo di libero scambio stipulato tra il Vietnam e l’Unione Europea che entrerà in vigore l’1 gennaio 2018, il dazio attuale sulle merci alimentari in entrata, che ora è al 50% verrà quasi completamente abbattuto nei successivi 7 anni.

Il mercato del vino in Vietnam attualmente è dominato da Usa e Francia, seguiti da Cile, Argentina, Spagna, Sudafrica e Australia. L’Italia detiene attualmente uno scarno 4%. “Ma con il nuovo accordo bilaterale tutto può cambiare” - sostiene Pham Hong Hai - “L’importante è prendere dimestichezza con alcune caratteristiche del mercato”. Nel paese asiatico, ad esempio, è vietata la pubblicità di prodotti alcolici su giornali, radio e televisione (ad eccezione della birra - stranezze vietnamite), quindi per promuovere il proprio vino è necessario utilizzare altri canali, come ad esempio i social network, che non sono soggetti a censura, la partecipazione a fiere, la sponsorizzazione diretta sui menù delle enoteche, dei ristoranti e dei karaoke, locali ancora molto in voga in tutta l’Asia.
L’educazione del consumatore al corretto utilizzo del prodotto è vista invece di buon occhio, quindi spazio alla pubblicazione di articoli redazionali, all’organizzazione di seminari e di degustazioni in cui si insegni alle persone come degustare il vino e come abbinarlo al cibo. A proposito di abbinamenti, Pham rivela che il palato dei vietnamiti è più delicato rispetto al gusto europeo. I vini preferiti sono quelli rossi, meglio se leggeri e fruttati. Un occhio di riguardo anche per il packaging. I vietnamiti acquistano vino per celebrare delle occasioni speciali, quindi non c’è niente di meglio di una slanciata bottiglia bordolese adornata di un’etichetta semplice, ma elegante. Un ultimo accorgimento di natura logistica: le aziende estere devono firmare un contratto di esclusiva con un unico importatore. La scelta deve essere quindi molto oculata, perché ogni importatore è specializzato in un particolare canale distributivo. Per cogliere al meglio le opportunità offerte da questo interessante Paese, le aziende italiane possono rivolgersi alla Camera di Commercio Italiana in Vietnam (www.icham.org), che lavora in partnership con Ice, Sace e con le principali banche italiane.

Corinna Gianesini

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