al succo del discorso
Bepi Quintarelli un sorso di vita!
La vita
degli uomini si legge sempre dai segni lasciati nella storia. El Bepi de Negrar
ha lasciato in tutti noi l'emozione della vita. Lo ha fatto in silenzio tra le
mura amate della propria dimora a Cerè. In mezzo ai marmi e i calcari della
maestosa Valpolicella ha raccontato al mondo come si è vignaioli nell'anima.
Bepi non amava le luci, i bagliori del successo, il suo rapporto con la natura
era poetico e spirituale. Un legame forte segnato dal rispetto e dalla
gratitudine. Più che il re il padre testamentario della Valpolicella storica,
colui che l'ha resa icona ma allo stesso tempo patrimonio dell'umanità. Un patrimonio
che il Bepi ha sempre cercato di raccontare con schiettezza, originalità, umiltà e
fervore. Uomo di altri tempi che ha
regalato modernità alla Valpolicella e ha saputo essere lungimirante e
illuminante per la sua contemporaneità stilistica. Sdoganatore di un'idea di
vino obsoleta e tecnicista e che perdeva di vista l'evocazione emotiva dell'uomo
e del suo territorio. I suoi vini erano stati d'animo, ricerca spasmodica della
belleza, dell'equilibrio, dell'eleganza. Erano il suo cuore, la sua
sensibilità, i suoi occhi così dolci che nascondevano un temperamento
straordinario e deciso. Il suo vino era decisamente "un canto verso il cielo!"
come affermava un suo veneratore Gino Veronelli. Raccontava Gino che, davanti al
Bepi l'emozione era sempre tanta e l'unica cosa spontanea che ti veniva era di
inchinarsi al mito. Ma lui è stato anche un rigido conservatore del valore
geografico della Valpolicella e lui sì, cultore del terroir, o come si dice da
queste parti "dela tera!". Dalla sua casa a Cerè tra olivi e vigne osservava
tristemente la cementificazione della valle e delle dorsali che lo aveva
cullato e guardava alle vicende della denominazione sempre con molta criticità.
La
sua presenza è rimasta un monito per tutti i giovani produttori che hanno
inseguito i propri sogni e allo stesso tempo un faro, un punto di riferimento
severo e ambizioso. Uno su tutti Romano Dal Forno che racconta di una bottiglia
di Amarone di Quintarelli su uno scaffale di un bar e di dovere tutto a quell'incontro
che gli ha cambiato la vita e l'idea di vino. "Non ho dormito la notte per un
bel po', tanto ero affascinato da quel nettare e volevo capire come ci si
potesse arrivare. Per me non era un vino era un'idea di perfezione!". Per noi
che scriviamo di vino un insegnamento irripetibile come pochi altri grandi
vignaioli nel mondo. La sua scarna essenzialità era straordinaria saggezza. Più
che il verbo a Giuseppe piaceva il sudore della fronte, il fare. La sua vita è
stata un'avventura straordinaria finita ordinariamente come la voleva lui, tra
le mura di casa con la sua amata famglia, il profumo del mosto e i dolci
sospiri delle foglie accarezzate dalla brezza della Valpolicella. Le sue vigne
lo piangono oggi e lo ringraziano, a loro ha dedicato tutta la sua vita, nel
suo cuore le conosceva per nome e sapeva di ognuna carattere e salute.
Sosteneva la più debole e stringeva tra le mani la più vigorosa. Giuseppe
Quintarelli ha regalato a tutti noi un pezzettino del suo sogno, ad ogni sorso del
suo vino lo si incontrava nel cuore.
Dio ci ha donato il Bepi e dalle sue mani abbiamo provato il sapore del Paradiso.
Bernardo Pasquali



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