18-05-2010

al succo del discorso

La Piramide del Prosecco...se lo conosci lo scegli!

Ma che Prosecco beviamo? Insomma non si può fare "di tutta un'erba un fascio". E' sufficiente dire, "mi dia un prosecco..."? Dall'esperienza maturata in California più volte il consumatore americano, grande consumatore delle bollicine delle venezie, quando non sa come chiamare uno spumante italiano dice, con tipico accento yankee, Prosèco please! Magari si tratta di un Franciacorta o di un Trento DOC. Ma senza andare tanto lontano anche qui da noi furoreggia il Prosecco al banco, quando non si aggiunge peggio il diminutivo finale...prosecc...hino! Una parola che fa tanto imbestialire i produttori della zona storica di Conegliano -- Valdobbiadene ma che, purtroppo, è entrato nella vulgata comune di chi frequenta gli aperitivi in giro per l'Italia.

Oggi più che mai è necessario fare un po' di ordine sulla dizione Prosecco. Sono stato piacevolmente a tavola con amici giornalisti e degustatori durante l'ultima edizione di Vino in Villa, la consueta anteprima delle bollicine di Conegliano -- Valdobbiadene . Al tavolo anche il Presidente del Consorzio Franco Adami, da molti anni impegnato nella promozione e nella tutela del valore della denominazione.

Il suo ruolo non è stato certamente uno dei più facili negli ultimi anni. Soprattutto nell'ultimo dove si è assistito ad una vera e propria rivoluzione Prosecco nelle terre venete e friulane. Il boom di vendite di questo prodotto ha determinato una accelerazione nel richiedere l'allargamento della DOC Prosecco fino alle terre del Carso e  il territorio fino alla provincia di Vicenza, fino a Gambellara, al confine con le terre veronesi. Tutto ciò sfruttando il nome della frazione Prosecco di Trieste che ha giustificato il diritto della DOC. Ed ecco quindi che tutto il Prosecco IGT diventa in un battibaleno DOC. Un affronto non da poco per i produttori della zona storica trevigiana.

Franco Adami ha così commentato: "All'inizio siamo andati nel panico. Una volta si diceva...solo noi abbiamo il Prosecco DOC! Ebbene oggi ci siamo trovati con un territorio enorme DOC e con la perdita dell'unicità conquistata negli anni. Poi l'arrivo della DOCG ci ha aiutato a mantenere una certa speranza e alimentare il coraggio di una nuova impresa". Il grande sforzo che dovrà fare il Prosecco sarà quello di comunicare quella "G" aggiunta alla DOC. Una lettera che fa la differenza. E la deve fare! Al consumatore finale sarà difficile far capire che la zona vocata alla produzione di Prosecco è l'area storica di produzione. Sarà difficile soprattutto perché ormai la tecnologia aiuterà e non poco, anche i grandi gruppi  della zona DOC, a mettere in bottiglia prodotti omologati ma dignitosi.

Ma per chi ama il Prosecco bisogna tenere presente che esiste una "piramide" come l'ha chiamata Franco Adami.

Alla base c'è l'enorme territorio fatto di pianure e bassa collina (diciamo pure anche terre fino ad ora adibite a colture intensive, come ad esempio Merlara, dove si sta assistendo a forti impianti di barbatelle di uve prosecco). Le Grave del Friuli, dove si sta assistendo all'espianto forzato delle vigne per fare posto alle nuove uve DOC.  Insomma il Prosecco è diventato la manna per risanare il fallimento economico dell'agricoltura e dell'enologia di quei territori. Di queste terre fanno parte Belluno, Gorizia, Padova, Pordenone, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Vicenza.

Al di sopra si trova la DOCG di Conegliano e Valdobbiadene  che comprende 15 comuni e offre i terreni più vocati e ideali per la produzione di Prosecco di qualità. Li potremo considerare i 15 cru sull'esempio dei village della Champagne e sono i seguenti: Conegliano, Susegana, S. Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Cison di Valmarino, S. Pietro di Feletto, Refrontolo, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Miane, Vidor, Follina, Tarzo, Valdobbiadene. 

Infine sulla punta della piramide si trova il Cartizze, ovvero l'area che offre le migliori uve per i Prosecco di pregio.

I Prosecchi DOC stanno invadendo i mercati con prodotti anche a 2 -- 3 euro. Ma non è questa una scelta che alla lunga aiuterà a far valere la  nuova DOC. A mio avviso, se da una parte aiuterà ad abbassare i prezzi lasciando al consumatore qualche spicciolo in più in tasca, non farà altro che impoverire il valore di un territorio. Che non ha un progetto ma rimane solo un grande serbatoio che avrà valore finchè la moda del Prosecco durerà, dopodiché tornerà a produrre mais per mangimi o cerosi.

Quando compriamo Prosecco non dobbiamo dimenticare la piramide. Mi accontento di un prosecch...ino? Bevo DOC. Voglio un Prosecco autentico? Scelgo DOCG!

 

Bernardo Pasquali


 

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